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Presentazione

di Maria Rita Rossa – Assessore alla Cultura
e Paolo Filippi – Presidente

 

Quae Quoniam Rerum Naturam Sola Gubernas

di Francesca Liotta

 

Un universo di cioccolato

di Carlo Pesce

 
QUAE QUONIAM RERUM NATURAM
SOLA GUBERNAS

Gustavo Rol1 imputava all’improvviso rasserenarsi dello spirito l’incipit dell'iniziazione al sublime2. La citazione del dottor Rol‚ una delle personalità più affascinanti e complesse del XX secolo‚ non ècasuale‚ ma la si vuole riportare solo in parte sul terreno − comune al sensitivo e a Proverbio – della parapsicologia o della vita metapsichica. Meglio darle ambito nella sistemazione artistica‚ nell'azione pittorica‚ del resto‚ anche quest’ultima‚ comune ad entrambi. Ancora Rol faceva incontrare nel sublime “le grandi cose‚ come l'amore‚ la speranza o addirittura la rinuncia”. Il tema frequente del medium di Torino era il paesaggio e soprattutto al paesaggio colto all'alba egli si riferiva parlando di iniziazione. Così analogamente‚ quell’insigne del colore e della luce‚ che fu Antonio Corpora3‚ in riferimento ai propri acquarelli di paesaggio‚ sommessamente instaurava una coincidenza tra l'alba e l'inizio‚ un inizio sempre spirituale‚ prima che la tela o la carta diventassero poi il tangibile. Il pittore medianico alessandrino Luciano Proverbio‚ torinese d’adozione‚ presenta diversi temi maggiori‚ nei quali risulta piuttosto difficile stabilire il punto di contatto con l'istante di passaggio dalla condizione di ratio all'ammissione all'elevatissimo. Restiamo al paesaggio‚ per esempio alle nevi‚ di Proverbio4‚ per le quali Aldo Picco parlava di figure portatrici di verità conoscibili solo attraverso la mediazione del mithos e di espressione coloristica spirituale.

Ecco che si affaccia sulle campiture biancobluazzurre la luce dello spirito che ha intrapreso quel cammino ad altera‚ elemento costitutivo dell’iniziazione‚ dei “mysteria”‚ mentre attraverso le masse nevose si apre il varco della conoscenza‚ rappresentata proprio dalla pittura: “Pittore e paesaggio”‚ 1995‚ olio su tavola‚ “Il pittore e la luna”‚ 1995‚ olio su tavola‚ “Ritorno di un pittore”‚ 1977‚ olio su pressato‚ quest’ultimo soprattutto‚ il ritorno dall’appreso‚ dal contenuto di sapienza altra‚ la conoscenza che si autoriferisce.

Addirittura il silenzio‚ che èalla radice della neve e dei notturni‚ nella poetica di questi paesaggi‚ al di là del taciturno incantato degli spazi sepolti nel bianco‚ può voler alludere al veto assoluto di raccontare l’esperienza misterica da parte dei neofiti: “L’uomo misterioso”‚ 1995‚ olio su tavola. Poi il silenzioso e notturno per eccellenza‚ l'inverno‚ è rappresentato significativamente da due composizioni: “L'inverno”‚ 1980‚ olio su tavola‚ “L'inverno”‚ 1994‚ acquarello su cartoncino. Nel primo‚ innanzi ad una distesa di neve compatta‚ ferma‚ assoluta‚ senza alcun segnale spaziale se non quello‚ piccolo‚ di un lembo multicromatico‚ in alto a destra‚ di cielo crepuscolare‚ un uomo dal mento appuntito‚ con cappello e manto blu − la quasi totale uniformità del colore è rotta‚ come per il cielo‚ dalla sciarpa‚ di quello stesso multicromatismo − sembra scorrere davanti all'immagine come uno spirito.
Nel secondo‚ scomparsa probabilmente la neve o cristallizzatasi su una porta del Tempo o su un muro d’Ade‚ lo stesso uomo‚ che ha questa volta sciarpa rossa di fuoco o di sangue − come la Passione − reca sul manto‚ ancora blu‚ una simbologia numerica e la scritta “Dieu seul est. Eternel”‚ inequivocabile affermazione dell’oltre e dell’ultramondano. Non inverno‚ ma “L’inverno”: il titolo delle due opere‚ èil nome dell’uomo ritratto‚ a lui Proverbio ha affidato il viaggio‚ la testimonianza dell’arcana vidi.

Sempre il paesaggio si compone come il canto della donna‚ il tema‚ per così dire assoluto di Proverbio: lo specchio dell’universo riflette un universo ancora più grande‚ quello femminile‚ principio creatore‚ contenitore perfetto della vita‚ spirito propulsore‚ passione nel passaggio esistenziale.

La natura e la donna aprono e chiudono il cerchio dell’esistenza. Si garantiscono reciprocamente in termini di energia‚ si affacciano sincrone al diacronico‚ al mutare oppongono l’armonia senza tempo di un carro5 che sembra non conoscere fermate‚ non suscettibile di un tempo umano.
Se imperfezione e corruttibilità sono connaturate alla caratteristica umana‚ la donna di Proverbio sembra staccarsene‚ se non perfetta‚ comunque ha maturato il processo di perfettibilità; è‚ pur così femmina‚ idea platonica della femminilità presenza catara sul suolo impuro.

Fortemente plastica dal punto di vista tecnico e carnale nel suo messaggio emotivo‚ questa nostra proverbiale donna sfugge invece‚ concettualmente‚ all’immanenza e all’erotismo‚ formandolo alla deità ad un olimpo in cui i giochi amorosi avvengono per divina sovranità avulsi da contesti di immediata e debole e fruizione passionale‚ da consumi fragili quanto l’animo umano. Una donna forte dunque‚ assolutamente padrona della propria natura magico − divina‚ interpretata da Proverbio sia con sottolineatura della megeía‚ sia con consapevole magismo‚ in costante abbinamento di dottrina e suggestione. Vale la pena di ricordare l’omaggio del 1986 a Luciano Proverbio da parte del Comune di Alessandria nell’allora Sala d’Arte Contemporanea‚ con la mostra “Donna magia”‚ curata da Giovanni Massola‚ in cui varrà per sempre il testo di uno dei massimi scrittori di tutti i tempi‚ Jorge Luis Borges‚ unitamente alla sublime analisi di Marisa Vescovo. Immissione nel Divino − con il diavolo a fianco − da parte di Borges e immissione nel Sogno da parte della Vescovo: così si delineava la donna di Proverbio‚ lucìfuga nel giorno terreno‚ somma influente nello stesso‚ lei trucco del conscio e depositaria dell’inconscio‚ lei eterna…

In sede di quella esposizione‚ tre tele in particolare‚ assorbono degnamente il tema donna e paesaggio: “Sulla spiaggia”‚ 1981‚ olio su tela‚ “Uno strano incontro”‚ 1979‚ olio su tela e “Pittore e paesaggio”‚ 1985‚ olio su tela. La prima‚ la più onirica‚ risolve un’emozionalità trasognata con una resa pittorica rarefatta‚ non frequente in Proverbio‚ dal segno delicato. Un’alba su un’imprecisata riva marina sembra coincidere con la nascita della donna‚ aurora nell’aurora‚ dove l’immersione panica ètotale e tale da garantire un continuum espressivo di forma e colore tra la fauna e la figura femminile‚ nonché tra le due ed il mare su cui veleggia il soffio di un sogno incantatore. Capelli − onde − fronda; corpo − arbusto − sabbia: apparizione di un battesimo della bellezza per questa primavera neobotticelliana (non mancano i frutti raccolti a terra in una ceramica bianca) dal volto treccaniano6‚ tremulo e rapito‚ mollemente adagiata sulle curve della sua stessa carne natura. Neanche il sole raffigurato‚ seppur andando ad infuocare di rame il cielo7‚ sfugge alla logica della rarefazione e del languore‚ anzi la esalta. La fanciulla ècome una sirena trasportata sulla spiaggia da flutti che‚ come le maglie della coscienza allentate dal sonno‚ diffondono più facilmente i contenuti del profondo. Intensa èla restituzione espressiva dei meccanismi psichici. “Uno strano incontro”: vivido il colore nell’abbagliante notte‚ ferma‚ tangibile − l’onirico vi entra solo come dato acquisito − una fanciulla bionda èprotagonista di un incontro con un dubbio personaggio‚ dal volto di fauno‚ seminascosto dal tronco di un albero che campeggia centrale nella tela e sotto le cui fronde appare la donna. Sono le sembianze umanoidi del tipo con cui ella si imbatte a conferire stranezza all’incontro: forse uno spirito? Dei boschi? La lanterna che ha in mano‚ dall’alto del braccio sollevato fa luce sulla donna e sul verde circondante e‚ se possibile‚ ancora su‚ nel cielo blu‚ quel blu intenso‚ caro al pittore. Una notte intrisa di cobalto e di muschio‚ una notte di presepe senza bambino e senza pastori‚ ma una notte comunque di nascita... di iniziazione. Ed ecco il richiamo al mito‚ alla religione misterica‚ ma anche Rol‚ di cui si diceva. La lanterna si pone in dialogo luministico con la donna‚ lo spiraglio del sommo sapere in dialogo con la femminilità scelta dal pittore come destinataria di contenuti ancora celati‚ ma molto probabilmente pronti per essere svelati‚ momento di passaggio simboleggiato dal velo che veste il corpo della fanciulla. Teatro splendido di questa narrazione èil paesaggio‚ contemplativo esso stesso più che oggetto di contemplazione‚ natura vivente che partecipa dell’incontro‚ così da rimanerne estasiato spettatore‚ ferma la sua medesima immagine in un ritratto filosofico. Sapienza èla stessa pittura − “Pittore e paesaggio” − dove quest’ultimo presenta le stesse caratteristiche di soggetto rimirante di prima‚ ma qui la dottrina ègià stata depositata‚ ci si pone in un istante successivo: la donna‚ modella del pittore che la ritrae‚ ha già saputo‚ èlibera di agire e lo fa posando‚ venendosi ad identificare come immortale. Per questo dipinto si può parlare di metapittura‚ partendo appunto dall’osservazione della tela nella tela. Se la donna di Proverbio‚ dunque‚ risulta essere principio determinante di vita − e dunque di ispirazione pittorica‚ ella infatti si traspone in una visione e si compie in una scelta poetica − a buon diritto èidea platonica nel suo vero reale‚ nella sua natura immutabile ed universale. Allo stesso modo èdepositarla del sapere‚ è kantianamente trascendentale‚ nel momento in cui supera l’esperienza sensibile e si specchia‚ come verità fondamentale. Tra idea e trascendente‚ la donna‚ come si è visto‚ vive di sogno e di magia‚ realtà parallele dove tutto èpossibile‚ che suggeriscono il suo svelamento‚ ma proteggendola in modo fascinoso dalla difficile e gravosa comprensione della sua essenza sapiente. L’allucinazione onirica e l’incantesimo occulto sembrano svolgere nella poetica di Proverbio l’implicazione ironica di Eliot e di Montale‚ dolce inganno verso il sublime.

Seguendo il suo filo magico‚ Proverbio non poteva non approdare nel mondo dei tarocchi‚ da sempre strumento di divinazione attraverso un’altissima simbologia estetica‚ cara all’arte figurativa di sicuro dal lontano trecento‚ ma probabilmente da tempo più remoto. Una produzione artistica feconda quella sui tarocchi di cui non èquesta la sede per accennarvi. L’excursus colto che fa Gabriele Mande18 proprio per una raccolta di Luciano Proverbio‚ “I tarocchi di Proverbio”‚ ètestimonianza eccellente di un argomento lungo e complesso da parte di uno studioso d’eccezione. In perfetta successione‚ dalla “carta 0 il matto”‚ il primo dei ventidue arcani maggiori‚ fino all’ultima‚ il 56° arcano minore‚ il “re di bastoni”‚ il nostro pittore esoterico raffigura tutti i simboli divinatori‚ con audacia di segno e colore‚ carichi ed esuberanti. Ancora una volta ironia più che inquietudine: la magia di Proverbio sa essere raffinato ludo eternamente grato all’imprevisto bello piuttosto che alla rovina. Persino “la luna”9‚ uno degli arcani maggiori più preoccupanti‚ reca in immagine cagnolini‚ anziché lupi. L’astro stesso ha luce calda‚ rassicurante‚ contro l’alone bianco‚ gelido‚ della consueta tradizione. Le carte positive‚ tra cui “il carro”‚ “la ruota della fortuna”10‚ “la forza”11‚ “il sole”12‚ sono in Proverbio‚ ancora più trionfanti‚ vivono di bellezza e di eterno‚ si compiacciono di armonia e di energia vitale‚ non lasciano dubbi su un responso di vittoria del mondo‚ di questo mondo. L’autore sa bene dei giochi avversi della sorte‚ dei misteri più neri‚ dell’imponderabile più spaventoso‚ ma sembra risparmiarcelo‚ affida all’illustrazione pittorica una carica propizia‚ foriera di buona novella. Nel dare compimento alla figura femminile‚ negli arcani maggiori‚ Proverbio‚ non tradisce questa vitalità e nemmeno l’ironia: paffuta e rubiconda “la papessa”13‚ non dissimile “l’imperatrice”14‚ voluttuosa‚ bionda e nuda (eccettuati i monili e le autoreggenti) la donna de “gli amanti”15‚ castissima‚ al contrario‚ la figura de “le stelle”16‚ di nuovo pronta all’atto d’amore‚ appoggiata ai bordi del letto‚ l’erotica donzella de “il mondo”17. Così negli arcani minori‚ l’artista si serve dei soliti moduli‚ omaggiando contemporaneamente il piacere e la sobrietà dove quest’ultima sembra essere strumento per valorizzare la prima. Beffa del destino: le brutte donne ancor di più fanno risaltare le belle! Ovviamente le laide sono vestite‚ le avvenenti sono ignude! Una logica sensuale‚ non solo nella pittura magica‚ ma in tutta la produzione di Proverbio‚ sempre accompagnata dall’assunto filosofico della bellezza‚ dell’estetica come origine e finalità del mondo‚ dunque la volontà di restituire in ogni caso alla donna l’impero sul mondo in nome di una verginità che nessun amplesso potrà mai violare.

La lezione di Kokoschka non è passata invano su Luciano Proverbio‚ sui suoi esiti pittorici ispirati alla donna‚ nei quali riusciamo a vedere piuttosto chiaramente la purezza tardo romantica cara al pittore austriaco i cui i risvolti visionari vivono‚ nell’artista piemontese‚ della medesima espressione animata. Il sentimento amoroso‚ simbolizzato dagli amanti abbracciati‚ vive la contraddizione di una languida intensità in entrambi. Pensiamo a “La sposa nel vento”18 e a tutti i ritratti d’amanti di Proverbio. Non sembra improprio riferirsi anche alla poesia‚ a Lucrezio‚ che ha immortalato nei versi dell’Inno a Venere una delle più toccanti scene d’amore di tutta la storia letteraria: Marte bellicoso che si piega sul grembo della dea‚ vinto dall’eterna ferita dell’amore‚ mentre la guarda avido‚ con il collo reclinato‚ anelando a lei‚ respirando verso la sua bocca‚ abbandonato‚ mentre Venere lo abbraccia con il suo corpo divino‚ parlandogli soavemente19. Dolce e grave l’amore‚ soprannaturale ed umana la passione‚ leggiadra e potente la donna‚ senza tempo l’estasi‚ nelle tele di Proverbio‚ anche in quelle di quest’ultima mostra che proprio dell’estasi trama l’incanto a ritmo serrato di pigmenti‚ forme e allusioni… Orientalismo spregiudicato‚ notturno incantato‚ stagione viennese‚ stagione parigina‚ figurativismo Liberty‚ frequenti cenni cromolitografici per un ideale manifesto di boudoir. Nel peccaminoso salottino da signora‚ si consumano estasi e cioccolato. Le opere di questa esposizione tradiscono gli anni maturi dell’autore che può permettersi di non frenare l’audacia‚ che saggiamente concede alla donna‚ seppur dea‚ di accostare la sua superiore venustà al cacao. Proverbio si serve di una delle piante aromatiche per eccellenza per tessere le lodi del piacere gustativo‚ a completamento di un lungo discorso sull’ode alla vita‚ cominciato in gioventù‚ discorso che si èammorbidito‚ che ha tralasciato l’arcano per il tangibile‚ la magia per la natura concreta delle cose. Il colore èpuro e laccato‚ la forma più plastica‚ nella restituzione pittorica dell’evidentia‚ in un crescendo di vivacità lontana dalle oscillazioni tonali‚ spia dei dondolii dell’animo giovane‚ incerto tra nero di thanatos e rosso di eros. Anche le notti più buie‚ “Cioccolato luxuria”‚ 2005‚ olio su tela‚ giocano con la vita e godono di bagliori metropolitani‚ più che di indecifrabili riflessi lunari; le tavole di cioccolato volano nei cieli come tappeti volanti‚ “Cioccolato futurista”‚ 2000‚ olio su carta‚ in una mille e una notte che cita un oriente improbabile. E’ il rosso ad interessare maggiormente il pittore‚ nella passione‚ “Ciocco1ato stanza rossa”‚ 1997‚ olio su carta e nella derivazione del cacao‚ ogniqualvolta raffigurata‚ con il suo tipico bruno − rossiccio. Al caratteristico tono èdata in consegna la carica edonistica‚ la sfumatura avvolgente di una dolcezza infinita‚ inoppugnabile. Come una commedia medievale‚ tra il tragico e l’elegiaco‚ dai contenuti severi e profondi‚ a quelli più leggeri e soavi‚ così l’opera pittorica di Luciano Proverbio ha conosciuto‚ fino ad oggi‚ la gravità dell’iniziamento e la luce del raggiungimento. Beatrice o etèra‚ la donna non lo ha mai abbandonato.

Francesca Liotta

   
 

1 Torino‚ 1903 − Torino‚ 1994. Considerato il più grande sensitivo del XX secolo‚ comunque uno dei maggiori maestri spirituali del secolo scorso‚ Rol‚ appartenente ad un’importante famiglia di avvocati‚ egli stesso laureatosi in giurisprudenza‚ dopo aver abbandonato una forzata carriera bancaria‚ proseguì invece i suoi profondi interessi di collezionista napoleonico e si avviò al commercio di antichità. Studiò anche approfonditamente scienza‚ biologia‚ quanto gli potesse permettere di dare la massima giustificazione e prova dell’esistenza di Dio‚ l’unica verità che gli interessò predicare per tutta la vita. Guaritore‚ per mezzo dei poteri paranormali di cui fin da bambino fu dotato‚ fu nella maturità a contatto con il mondo ecclesiastico‚ politico e culturale non solo nazionale; la sua casa fu il ritrovo colto di scrittori‚ attoriR 18; musicisti‚ artisti‚ sociologi. Durante il secondo conflitto mondiale‚ sottrasse non poche vite alla fucilazione e fu addirittura protetto dagli uomini del Duce quando le SS gli stettero addosso per portarlo ad Hitler. Non volle mai essere definito né mago né veggente.
2 Così scriveva Gustavo Rol il 7 luglio 1947
3 Tunisi‚ 1909 − Roma‚ 2004. Fondatore‚ insieme a Fazzini‚ Franchina e Turcato‚ nel 1947 del “Fronte nuovo delle arti‚ preceduto nel 1946 dalla Secessione Artistica Italiana di cui facevano anche pane Afro‚ Birolli‚ Cassinari‚ Guttuso‚ Morlotti‚ Vedova‚ Viani‚ è tra le più interessanti e liriche personalità dell’arte italiana. Dall’abbandono della forma‚ al cosiddetto
informale‚ Corpora è stato tra i più importanti e raffinati pittori astratti del novecento.
4 Luciano Proverbio‚ “Nevi e silenzi”‚ Torino‚ Galleria Biasutti‚ 7 − 31 marzo 1995.
5 Il carro‚ uno dei più fortunati tra gli arcani maggiori‚ rappresenta nella letteratura dei tarocchi‚ la continuità trionfante‚ l’evoluzione perfetta‚ il prosieguo senza ostacoli‚ il tempo assoluto.
6 ErnestoTreccani Milano‚ 1920. Fondatore della rivista “Corrente” e poi promotore del gruppo “Pittura”‚ con Ajmone‚ Chighine‚ Francese e Testori. Intellettuale ed artista‚ aderì allo scoppio della guerra‚ al partito comunista‚ attivo nella lotta clandestina‚ partecipante dei movimenti di protesta e delle lotte contadine del mezzogiorno. La Calabria‚ soprattutto‚ fu fonte inesauribile d’ispirazione alla sua pittura. Aderì al movimento realista‚ la sua arte fu costantemente legata alla poesia e alla letteratura. La realtà prevalente nelle sue opere‚ ponte tra sogno e tangibile‚ tra aspirazione del sentimento e precarietà della vita‚ èsempre quella delle suggestioni‚ delle emozioni umane impresse per sempre nell’animo letterario dell’autore. Nel 1978 ha dato vita‚ a Milano‚ alla Fondazione Corrente‚ per un fecondo dibattito della cultura contemporanea passato attraverso il Realismo.
7 “Nel cielo di rame infuocato meridiano un Sole di sangue…”‚ versi tratti dalla “Ballata del vecchio marinaio” di Samuel Taylor Coleridge‚ che fu immortalata da Treccani in un’opera molto significativa del suo percorso di illustratore colto.
8 Studioso dell’islamismo‚ docente presso università italiane ed estere‚ scrittore affermato‚ nonché artista versatile‚ Mandel ha approfondito con perizia diverse vie della spiritualità e dell’ascendenza‚ così da teorizzare i “sentimenti immateriali”‚ come quelli legati alla veggenza e alla magia.
9 Inganno‚ falsità calunnia‚ cose nascoste.
10 Fortuna‚ successo‚ risoluzione‚ trionfo inaspettato.
11 Dominio‚ difese positive‚ energia‚ azione vincente.
12 Luce universale‚ splendore dell’anima‚ poesia della vita‚ felicità.
13 Scienza‚ intuizione‚ conoscenza‚ comunicazione.
14 Apporto razionale‚ concretezza‚ giusta ponderazione‚ positività.
15 Amore‚ bellezza‚ armonia dei sentimenti‚ corteggiamento‚ innamoramento.
16 Luce‚ soavità idealismo‚ dolcezza.
17 Apertura‚ libertà d’azione‚ viaggio‚ prospettiva di successo.
18 Oscar Kokoschka‚ 1914‚ omaggio ad Alma Mahler.
19 Lucrezio‚ De rerum natura 32 −39.