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Goethe considerava i bevitori d’acqua molluschi pavidi e imbelli; i bevitori di vino rissosi violenti; gli uni e gli altri senza discernimento; ma poi ch’egli aveva una intelligente coscienza‚ beveva mescolati e acqua e vino. Al suo tempo il vino della vita pur aspro si allungava spesso con l’acqua della poesia‚ così come i greci l’avevano assaporato con il mito. Ma oggi il vino s’è fatto aceto‚ e l’acqua è inquinata dal petrolio‚ e la coscienza dell’uomo arida soffre d’una mancanza di mito. Ed allora Proverbio districa di tra le lamiere contorte d’una Terra−missile celeste‚ precipitata nell’aereoporto del XX° secolo‚ una forma ancor viva‚ per sostenerla con l’ossigeno della favola sino alla ripresa piena della vita. E’ l’arte?‚ è la donna?‚ è il vizio eterno di una aspirazione irreale?. E’ questa sua vicenda di sempre; dell’
uomo; dell’uomo di sempre. Come se apparisse sulla superficie profonda di uno specchio magico‚ il diavolo affiora nel nostro subconscio‚ ed è la figura di ciascuno di noi‚ di quella parte demoniaca di cui la donna si avvale per condurci ad una perdizione deliziosa‚ necessaria. La favola bella ci affascina‚ e così come la dipinge Proverbio ha una sequenza emblematica la cui suggestione decadente risveglia l’eco‚ lontano di secoli‚ d’una vicenda remota la cui memoria ancora portiamo inconsciamente dentro di noi. Togliere dal sopore e dalle nebbie questa verità che ci assilla‚ dar vita ad una commedia i cui personaggi giacevano nel sonno e le cui mÃsteriosità scenografiche si disfacevano sotto la polvere‚ ecco l’acuto male che ha condotto Proverbio a questa sacra rappresentazione temporale. La sua mano è veloce ed abile‚ la pennellata liquida e corposa‚ delineando costruendo creando con
l’improvvisazione fresca‚ sapor di mestiere‚ che pochi (Ricasso‚ Pignatelli‚ Filocamo‚ Nastasio‚ Dufy … che in lui si rammentano) posseggono. Per ciò che riguarda queste immagini di Proverbio non occorrono parole. Come egli renda il sapore di miele‚ il profumo d’oriente‚ il mistero notturno di queste carni‚ di questi “luoghi” profondi del piacere‚ lo vediamo disegno per disegno‚ o pennellata dopo pennellata. Ogni momento è felice per rivivere un sogno in cui naufragammo‚ la speranza che ci arrubina il domani‚ la gioia sapiente che ci siamo costruiti con l’amore senza confini e con la esperienza; anche con le lacrime. Questo vero che non si incastella sulla realtà esteriore; queste invenzioni che dalla verità traggono momenti felici‚ si bistrano‚ si addensano‚ si graffiscono e si delineano − la memoria del pochoir ha un gusto d’infanzia
ritrovata − con una idea robustissima all’origine‚ come un telo che rivesta di belle pieghe un corpo muscoloso. Fin che nel sogno ci si perde‚ e Diavolo e Donna e Tempo ed Arte e Fantasia formulano il nuovo labirinto entro il quele‚ novelli Tesei‚ ciascuno di noi deve a forza entrare per uccidere il proprio Minotauro. Il quale dopotutto‚ ci guata di là dai fogli con un messaggio ultimo più lontano e più forte: in questo periodo in cui ciascuno di noi‚ cosciente o non‚ avverte il fallimento immane e la decrepitezza dei secoli passati‚ in questo momento in cui la parola viva è “punto fermo” agli errori tradizionali‚ in questo istante in cui da più parti e con voce iprofetica vengono proposti i balsami (o piuttosto i paliativi altrettanto dannosi del male) a questa vicenda triste dell’umanità in disfacimento‚ quanta freschezza e quanta forza nel fare poetico‚ nel donare senza
chiedere‚ nel costruire per non morire di Proverbio pittore. Compagno di viaggio nel tempo‚ fra i pochi che scelgo per discorrere di un momento che non ci troverà migliori domani; tentando di reperire nel filo logico del suo parlare−dipingere quella medesima luce che mi guida lontano (per cui nulla del presente per noi esiste‚ e nulla afferriamo che esista); con lui nuovo Re Magio mi accompagno perché sa farmi dimenticare l’egoismo di un egoista‚ la vigliaccheria di un invidioso‚ il marcio sentor di cadavere dietro la facciata delle convenzioni‚ l’aridità di una Luigina arrivista‚ e la meschineria di molti fra quanti mi circondano. Di là dalla fine‚ di là dall’Apocalisse prossima ventura‚ queste pitture maliziosamente fresche‚ questi segni che tracciano un tutto‚ e che pochi vorranno vedere oltre la carne immediata della femmina‚ mi paiono il mondo parallelo che ci accoglie‚
quando pesa troppo questo in cui viviamo. Di là dagli interessi di mercato‚ celebre fra quanti capiscono e non per una ben pagata campagna pubblicitaria‚ Proverbio mi è vicino in un secolo stremato e‚ quel che più conta‚ sa dipingere. Forse in quel Diavolo che maliziosamente ci guarda con una chiave in mano‚ per indicarci una via più che per forzare una serratura egli che può passare attraverso le porte degli occhi (con la pittura e con tutti i contenuti ch’essa riveste)‚ forse in Quel Diavolo s’è ritratto Proverbio.
Gabriel Mandel |
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