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Si può facilmente capire come Proverbio‚ pittore attento alla
vita‚ anzi di essa entusiasta‚ si sia ora ispirato ad un
fenomeno che è portatore di morte. E si può facilmente
intendere perché un artista che ha sempre raffigurato il corpo come
manifestazione suprema di bellezza‚ non possa rimanere estraneo
alla minaccia che lo insidia sino alla corruzione e alla morte.
Minacciosi fantasmi sono sempre apparsi nella pittura di Proverbio.
Ma erano forse presagi di angosce che potevano essere esorcizzate
Dall’enorme entusiasmo‚ e dalla fiducia‚ che l’artista aveva nella vita‚
non angosce direttamente nate da fatti reali‚ da eventi incombenti
come una minaccia sull’esistenza d’ogni giorno. Proverbio ha ora
inteso farci sapere che l’oscura paura che poteva prenderci per
inconoscibili ragioni ha davvero una matrice reale: che la violenza
distrugge la vita‚ che anche la bellezza ne è preda. Ci sono modelli
nella storia‚ a questo figurare‚ e i fogli di Proverbio‚ discretamente
come sempre nella sua arte avviene‚ sembrano tenerne conto. Dagli
antichi «alfabeti della morte» sino alla pittura di Cranach‚ il corpo
femminile ha raffigurato la vita caduca‚ la sua fragilità e insieme la
sua ineffabile bellezza. Questi fogli recenti di Proverbio richiamano
quelle antiche metafore‚ ma c’è una nota nuova‚ di più
espressionistica tensione‚ che porta a pensare ad altri maestri‚ più
prossimi alla nostra storia: alle figurazioni crudeli di Otto Dix‚ e alle
laceranti visioni di Grosz. Il tema così tragicamente attuale ha
ridotto‚ com’era inevitabile‚ il distacco che sempre Proverbio
manteneva con la materia del proprio immaginare‚ trascritta da lui
come un sogno‚ e che come sogno doveva quindi essere accolta.
In queste opere vi è una partecipazione forte‚ come se il pittore
volesse coinvolgerci nel dramma cui egli non può rimanere
estraneo‚ e di fronte al quale la pittura perde i suoi abituali connotati
di estatico sogno per farsi angosciata denuncia. Ma è sorprendente
come l’immagine nulla abbia perduto di quel fascino persuasivo che
l’arte ha comunque persino quando parla delle più tragiche cose.
Ogni foglio di Proverbio ci comunica il dramma che l’artista vive
come proprio: non illustrandoci l’orrore‚ ma esponendo all’intrusione
violenta dell’ombra le forme in cui egli identifica la luce della vita.
Ancora una volta l’immaginazione dell’artista sposta il dramma dalla
brutale realtà in cui avviene‚ al rarefatto luogo delle forme: ed esso
non perde il suo significato più vero‚ che si potenzia anzi e si incide
in modo indelebile nella nostra coscienza.
Gianfranco Bruno |