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Prefazione

di Ugo Voyat

   

L’alfabeto della morte
LA DROGA

di Gianfranco Bruno

   

Se quenta que una mujer
fuey lo entregò a la partida;
a todos‚ tarde o temprano‚
nos va entregando la vida.

di Jorge Luis Borges

   
 

L’alfabeto della morte
LA DROGA

   
 

Si può facilmente capire come Proverbio‚ pittore attento alla vita‚ anzi di essa entusiasta‚ si sia ora ispirato ad un fenomeno che è portatore di morte. E si può facilmente intendere perché un artista che ha sempre raffigurato il corpo come manifestazione suprema di bellezza‚ non possa rimanere estraneo alla minaccia che lo insidia sino alla corruzione e alla morte. Minacciosi fantasmi sono sempre apparsi nella pittura di Proverbio.
Ma erano forse presagi di angosce che potevano essere esorcizzate Dall’enorme entusiasmo‚ e dalla fiducia‚ che l’artista aveva nella vita‚ non angosce direttamente nate da fatti reali‚ da eventi incombenti come una minaccia sull’esistenza d’ogni giorno. Proverbio ha ora inteso farci sapere che l’oscura paura che poteva prenderci per inconoscibili ragioni ha davvero una matrice reale: che la violenza distrugge la vita‚ che anche la bellezza ne è preda.
Ci sono modelli nella storia‚ a questo figurare‚ e i fogli di Proverbio‚ discretamente come sempre nella sua arte avviene‚ sembrano tenerne conto. Dagli antichi «alfabeti della morte» sino alla pittura di Cranach‚ il corpo femminile ha raffigurato la vita caduca‚ la sua fragilità e insieme la sua ineffabile bellezza. Questi fogli recenti di Proverbio richiamano quelle antiche metafore‚ ma c’è una nota nuova‚ di più espressionistica tensione‚ che porta a pensare ad altri maestri‚ più prossimi alla nostra storia: alle figurazioni crudeli di Otto Dix‚ e alle laceranti visioni di Grosz.
Il tema così tragicamente attuale ha ridotto‚ com’era inevitabile‚ il distacco che sempre Proverbio manteneva con la materia del proprio immaginare‚ trascritta da lui come un sogno‚ e che come sogno doveva quindi essere accolta.
In queste opere vi è una partecipazione forte‚ come se il pittore volesse coinvolgerci nel dramma cui egli non può rimanere estraneo‚ e di fronte al quale la pittura perde i suoi abituali connotati di estatico sogno per farsi angosciata denuncia. Ma è sorprendente come l’immagine nulla abbia perduto di quel fascino persuasivo che l’arte ha comunque persino quando parla delle più tragiche cose.
Ogni foglio di Proverbio ci comunica il dramma che l’artista vive come proprio: non illustrandoci l’orrore‚ ma esponendo all’intrusione violenta dell’ombra le forme in cui egli identifica la luce della vita. Ancora una volta l’immaginazione dell’artista sposta il dramma dalla brutale realtà in cui avviene‚ al rarefatto luogo delle forme: ed esso non perde il suo significato più vero‚ che si potenzia anzi e si incide in modo indelebile nella nostra coscienza.

Gianfranco Bruno